domenica 3 maggio 2015

Nepal, una settimana dopo


Una settimana è passata dalla scossa principale in Nepal.

Cosa sta succedendo e cosa ci si può aspettare?

Rispetto ad altri terremoti recenti, l'evento in Nepal è ancora poco compreso per la mancanza di dati. Ad esempio non si è ancora potuto vedere una registrazione delle accelerazioni del suolo o degli spostamenti misurati mediante GPS. In Nepal esistono una rete accelerometrica ed una GPS gestite dal National Seismic Network. Durante questa settimana il sistema di trasmissioni ha sofferto il generale collasso delle comunicazioni in Nepal, e per alcuni giorni il sito non è stato aggiornato con gli aftershocks. La situazione di emergenza ha portato alla decisione di distribuire i dati acquisiti dal sismometro installato da OGS presso la Piramide Ev-K2-CNR, che erano ancora trattati come riservati dalle autorità nepalesi, e che ora sono distribuiti al pubblico dal consorzio EIDA. Tuttavia, le informazioni che si hanno dalle reti internazionali non consentono di avere una completezza del dato per magnitudo inferiori a 4.5. Osservando la distribuzione delle scosse di assestamento con i dati della rete Geofon si nota una distribuzione poco uniforme delle scosse, con gli eventi concentrati in due grappoli di cui il maggiore a Nord-Est di Kathmandu, ma con ampie zone vuote. 




Se ci fossero i dati accelerometrici e GPS si potrebbe stabilire se queste zone corrispondono alle aree di faglia dove tutta l'energia disponibile è stata rilasciata dalla prima scossa, ovvero se ci sono porzioni di faglia ancora bloccate che rilasceranno l'energia in un futuro più o meno prossimo. Lo stesso dubbio sulle modalità di rilascio dell'energia viene osservando la distribuzione dei terremoti in funzione della magnitudo (distribuzione di Gutenberg-Richter, vedi figura).




Gli aftershocks seguono una linea retta come previsto dalla teoria, ma ben lontana dall'intercettare le magnitudo maggiori. Potrebbe essere che questa faglia a bassissimo angolo di immersione abbia modalità di accumulo e rilascio ben diverse da quelle delle faglie a cui siamo abituati, come si vede dal confronto con la sequenza dell'Emilia 2012.

Hanno iniziato a circolare ottimi dati sulle intensità grazie allo sforzo di una organizzazione non governativa, la National Society for Earthquake Technology, come la mappa delle intensità riportata qui sotto. Si tratta di Modified Mercalli (di stampo USA), dove i gradi sono associati a danni maggiori di quelli di cui siamo abituati con la Mercalli-Cancani-Sieberg.





Sul sito della NSET sono disponibili molti altri dati ed immagini dei danni (bisogna pazientare un po' per il collegamento lento, ma sembra un miracolo che tutto funzioni ancora).
Infine, vorrei segnalare una iniziativa partita in Italia in questi giorni. Per il legami che hanno con varie organizzazioni in Nepal, tra cui lo stesso NSET, due enti di ricerca ed una associazione di volontariato hanno messo in comune i loro progetti di aiuto per quella nazione. Appena possibile, al raggiungimento delle condizioni logistiche e di sicurezza necessarie, si svolgerà una missione in Nepal i cui obiettivi tecnico scientifici sono quelli di fornire assistenza tecnica nei settori della risposta sismica di sito e della ingegneria sismica (stime di vulnerabilità/progettazione antisismica), fornire attrezzature per attività continuative da parte dei beneficiari Nepalesi ed infine rafforzare il sistema di monitoraggio in Nepal.

Come caso di studio incluso nel progetto di formazione dei tecnici locali si userà l’orfanotrofio di Lalitpur, per il quale OGS e ReLUIS si impegnano a garantire che la scelta del sito e la progettazione antisismica dell’ampliamento saranno conformi ai migliori standard, mentre ANPAS procederà alla raccolta dei fondi per la materiale ricostruzione (vedi a questo link per ulteriori dettagli).



5 commenti:

  1. Salve, volevo condividere con lei queste considerazioni su come comportarsi in caso di terremoto, osservando anche i video emersi dal terremoto del Nepal.
    Credo le troverà interessanti
    http://nuove-energie-rinnovabili.blogspot.it/2015/05/fuggire-o-ripararsi-in-caso-di-sisma.html

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  2. Sono più che d'accordo che fuggire sia l'opzione più intuitiva, ma la meno sicura. Ne avevo parlato una prima volta dopo il terremoto di Lorca (http://tersiscio.blogspot.it/2013/02/conviene-scappare-da-un-terremoto.html) e avevo ripreso il tema dopo lo sciame nel Chianti (http://tersiscio.blogspot.it/2014/12/terremoto-nel-chianti-e-sismobufale.html). Confermo che in anni di esperienza in Italia e nel mondo non ho mai conosciuto nessuno che fosse scappato in tempo da un edificio destinato al crollo.

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    1. Più che altro credo che video come questi, troppo spesso trascurati, possano insegnare come comportarsi se mostrati al pubblico. Nei video stessi si vedono errori palesi, come la donna che si ferma a raccogliere monete cadute ed ostruisce il passaggio ad un'altra persona, o quelle cadute sotto degli scaffali, perchè non hanno badato a cosa succedeva intorno alla loro sinistra.
      Inoltre dentro strutture a più piani tendenzialmente scendere significa intrufolarsi nelle zone che subiscono il maggiore schiacciamento dalle macerie a seguito di un crollo e risultano più distanti da raggiungere dai soccorritori.
      Sembrerebbe quasi più logico salire che scendere. Per fortuna che in Italia si applica il Testo unico dell'edilizia che impone distanze minime fra edificio ed edificio od edifico e strada pari all'altezza.

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