lunedì 18 aprile 2016

I terremoti in Giappone ed Ecuador sono correlati?

I due recenti disastrosi terremoti occorsi in Giappone ed Ecuador hanno riproposto la domanda se questi due eventi siano correlati tra loro.
La domanda non ha una risposta semplice. Innanzitutto va chiarito che "correlazione" non significa necessariamente un rapporto di causa ed effetto: due fenomeni possono essere dipendenti da un terzo che li causa entrambi e non essere in rapporto tra di loro.
Definire correlati due eventi sismici è complicato, bisogna vedere se il fenomeno si è sempre ripetuto, ovvero se per ogni terremoto in Giappone c'è stato un evento in Ecuador (e non è questo il caso). Con ipotesi meno stringenti si potrebbe anche ipotizzare che per ogni terremoto in Giappone ci sia un terremoto su un altro margine della placca Pacifica, o infine supporre che per ogni forte terremoto ne segua almeno un altro nel giro di pochi giorni.
Questa ipotesi è facilmente verificabile. Se prendiamo un catalogo globale dei forti terremoti dell'ultimo secolo (GEM), togliamo le "scosse di assestamento" di ogni terremoto e mettiamo in un grafico la distanza nl tempo tra sue eventi in funzione della frequenza osservata con la quale accade il fenomeno, otteniamo la figura qui sotto:

Si può vedere che il 20% dei terremoti forti a livello globale capita entro 3 giorni da un altro, la metà capita entro due settimane mentre poco più del 10% aspetta oltre un mese. La realtà è che terremoti di questo tipo sono abbastanza frequenti, ma non fanno notizia perchè sono profondi o capitano in zone disabitate del pianeta, e quindi non fanno notizia se non per i ricercatori.
In conclusione la correlazione è abbastanza debole, e difficile da distinguere da una coincidenza casuale.

martedì 9 febbraio 2016

No, le lattine non hanno causato i crolli a Taiwan.

In questi giorni immediatamente seguenti al terremoto a Taiwan si sono letti vari commenti sulle scarse performance sismiche degli edifici, attribuite a cause tipo latte dell'olio al posto delle barre di acciaio nel cemento armato, oppure commenti sui bassi valori registrati del moto del suolo.
Purtroppo questi commenti derivano da interpretazioni di singole foto da parte di non esperti, ovvero a commenti su immagini che non sono dati reali, come le shake maps dell'USGS che sono modelli numerici di estrapolazione a partire da epicentro e magnitudo.
Ora arrivano i primi dati seri e cerificati da esperti locali. Sul sito dell'EERI è possibile scaricare un ottimo rapporto preliminare.
Dal rapporto si evince che:
1) le accelerazioni al suolo sono state tutt'altro che moderate, superando il 35%g (oltre 340 cm/s2, vedi figura più sotto);
2) solo 10 edifici hanno riportato crolli o gravi danni;
3) gli edifici intatti ma inclinati hanno subito cedimenti fondazionali a causa della liquefazione del terreno e sono tutti vicino ad un fiume;
4) la maggior parte dei crolli sono stati attribuiti a meccanismi di piano soffice in edifici costruiti prima delle norme antissimiche emesse dopo il terrempto di Chi-Chi;
5) le famigerate lattine erano un espediente per alleggerire un pannello non portante e non sono  responsabili del crollo;
6) edifici scolastici che erano stati sottoposti a studi vulnerabilità preliminare ed esclusi dal retrofit si sono comportati come atteso, senza subire danni.


domenica 17 gennaio 2016

Gennaio, terremoti e neve

Da alcuni giorni è in atto una sequenza sismica vicino a Campobasso, nella zona tra Vinchiaturo e Baranello. Fino a stamane l'INGV ha localizzato una settantina di scosse, come si vede nella mappa qui sotto.


La scossa di magnitudo maggiore registrata finora è di magnitudo 4.3, con un meccanismo focale distensivo su un piano di faglia ad andamento appenninico.
Come in tutti questi casi è partito sulla rete il toto-evoluzione: cosa succederà adesso, non mi piace, attenzione, potrebbero esserci scosse più forti... Tutto è ovviamente possibile, ma quanto è realmente probabile?
La corta memoria dei social fa dimenticare che di queste sequenze ne avvengono a decine senza che siano seguite da eventi catastrofici. Giusto un anno fa, una sequenza con inizio simile avvenne nell'appennino settentrionale, con epicentro nel comune di Castiglione dei Pepoli, e dopo una settimana era già terminata senza scosse maggiori del 4.3 registrato all'inizio dopo alcune scosse di magnitudo minore. La figura sottostante confronta i tassi di produttività nel tempo per le due sequenze.



Dei vari commenti apparsi sulla rete, uno in particolare ha catturato la mia attenzione:
" la popolazione è rientrata nelle proprie case causa forte nevicata in atto e temperature molto rigide".
Questo significa che la popolazione percepisce la propria casa come sicura contro una nevicata eccezionale ma non contro il terremoto. Eppure i carichi da neve fanno parte delle Norme Tecniche per le Costruzioni tanto quanto le azioni sismiche. I tetti devono essere progettati adeguatamente per evitare di crollare sotto il peso della neve.
Così come esiste una zonazione per le azioni sismiche ne esiste una per il carico da neve, quella riportata nella figura sottostante.




Sarebbe interessante capire perché la popolazione ritenga che anche se viene un metro di neve il proprio tetto non crollerà, ma potrebbe invece farlo per un terremoto.

AGGIORNAMENTO DEL 18/01/16

Nelle immagini sottostanti il grafico del tasso di attività e la relazione di Gutenberg-Richter aggiornate al 18 gennaio, ore 10. Assumendo una completezza delle registrazinioni a M=1.8, il parametro b della G-R sembra essere significativamente diverso dal valore standard (b=1).